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Come scrivere un curriculum nel 2026: modello, esempi ed errori da evitare

Come scrivere un curriculum in Italia nel 2026: quale formato scegliere, la struttura sezione per sezione, un esempio prima e dopo e la clausola privacy.

7 min di lettura
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Scrivere un curriculum da zero mette in difficoltà chiunque, anche chi ha vent'anni di esperienza. Non perché manchino le cose da dire, ma perché la pagina bianca costringe a decidere cosa tenere, cosa tagliare e in che ordine metterlo. Un recruiter in Italia riceve decine di candidature per ogni annuncio impiegatizio e, secondo lo studio eye tracking di Ladders del 2018, dedica in media 7,4 secondi alla prima scansione di un CV. In quei secondi decide se continuare a leggere o passare al candidato successivo. Ecco come costruire un curriculum che superi quei primi secondi, sezione per sezione, con un esempio concreto che puoi copiare e adattare.

Prima domanda: Europass o CV moderno?

La scelta del formato dipende da dove ti candidi, non da quale modello sembra più elegante.

Per un concorso pubblico o una posizione nella Pubblica Amministrazione il curriculum in formato Europass è spesso richiesto come allegato alla domanda, soprattutto nelle selezioni per titoli ed esami. L'editor ufficiale è gratuito e si trova su europa.eu/europass, gestito dalla Commissione europea. Per i concorsi la domanda si presenta poi online tramite il portale InPA, dove il CV Europass viene caricato insieme al resto della documentazione.

Per il settore privato la situazione è opposta. L'Europass, con i suoi campi rigidi e i riquadri fissi, tende a far somigliare tutti i candidati e occupa molto spazio con poche informazioni utili. Nelle aziende italiane, dalle PMI alle multinazionali con sede a Milano o Bologna, funziona molto meglio un curriculum cronologico moderno: pulito, sintetico, con le esperienze recenti in cima. Se cerchi lavoro tramite InfoJobs, Indeed o LinkedIn, questo è il formato da usare.

Una regola vale in entrambi i casi: invia sempre il file in PDF, mai in Word. Il PDF mantiene l'impaginazione su qualsiasi computer e non rischia di scomporsi quando il recruiter lo apre.

La struttura giusta, sezione per sezione

Un curriculum moderno segue un ordine che rispetta il modo in cui il recruiter legge la pagina, dall'alto verso il basso e da sinistra verso destra.

Intestazione con i contatti. Nome e cognome ben visibili, numero di telefono, email professionale (evita indirizzi come cucciolo95@), città di residenza e link al profilo LinkedIn se lo tieni aggiornato. Non serve scrivere l'indirizzo di casa completo: la città basta.

Profilo professionale. Tre o quattro righe in cima che riassumono chi sei e cosa cerchi. È la parte che il recruiter legge per prima e spesso l'unica che legge davvero nei primi secondi. Deve essere specifica, non un elenco di aggettivi.

Esperienze professionali. In ordine cronologico inverso, dalla più recente alla più vecchia. Per ogni esperienza indica ruolo, azienda, città e periodo, poi due o quattro punti elenco che descrivono cosa hai ottenuto, non solo cosa ti era stato assegnato.

Istruzione. Titolo di studio, istituto e anno. Se sei neolaureato puoi aggiungere il voto e la tesi; se hai già anni di lavoro alle spalle, basta il titolo.

Competenze e lingue. Competenze tecniche concrete (software, strumenti, certificazioni) e livello reale delle lingue secondo il Quadro comune europeo, quindi A2, B1, B2, C1, non "buono" o "scolastico".

Il cuore del CV: descrivere i risultati, non le mansioni

Qui si gioca quasi tutto, ed è anche il punto dove sbaglia la maggior parte dei candidati. La differenza tra un curriculum che ottiene il colloquio e uno che finisce nel mucchio sta nel modo in cui racconti le esperienze.

La maggior parte delle persone elenca le mansioni, cioè le cose che il contratto prevedeva. Il recruiter invece vuole capire l'impatto: cosa è cambiato grazie a te. Il modo più efficace è aggiungere un numero ogni volta che puoi, perché i numeri sono concreti e restano in mente.

Ecco un esempio reale, tratto dal profilo di un addetto vendite.

Versione prima (mansioni):

Addetto alle vendite presso negozio di abbigliamento. Mi sono occupato dell'assistenza ai clienti, della gestione della cassa e del rifornimento degli scaffali.

Versione dopo (risultati):

Gestito un punto vendita da 400 clienti a settimana a Torino, superando l'obiettivo mensile di fatturato per otto mesi su dodici. Formato tre nuovi colleghi part time e ridotto i tempi di attesa in cassa nelle ore di punta riorganizzando i turni.

La seconda versione non inventa nulla: prende le stesse attività e le racconta con numeri e con l'effetto che hanno prodotto. Anche se non hai dati precisi, puoi stimare in modo onesto: "circa 400 clienti a settimana", "otto mesi su dodici". Nessuno pretende un bilancio certificato, ma un candidato che quantifica dimostra di sapere cosa conta nel suo lavoro.

Lo stesso vale per un profilo professionale. Confronta queste due aperture per un impiegato amministrativo.

Persona precisa, affidabile e con ottime capacità organizzative, in cerca di nuove opportunità.

Contro:

Impiegato amministrativo con cinque anni di esperienza nella gestione fornitori e nella fatturazione elettronica. Cerco un ruolo in area contabilità in un'azienda strutturata a Milano.

La prima potrebbe descrivere chiunque. La seconda dice al recruiter esattamente chi sei e se corrispondi alla posizione.

Foto, lunghezza e la clausola sulla privacy

Tre dubbi tornano sempre quando si scrive un CV in Italia.

La foto. In Italia inserire una foto è ancora comune e in molti settori è accettato senza problemi, ma non è obbligatorio e non aggiunge nulla alla tua candidatura. Se la metti, usa uno scatto sobrio con sfondo neutro, non una foto delle vacanze. Se ti candidi ad aziende internazionali, ometterla è la scelta più sicura, perché in molti paesi la foto sul CV è considerata un rischio di discriminazione.

La lunghezza. Una pagina è l'obiettivo per la maggior parte dei profili. Due pagine sono giustificate solo con molti anni di esperienza o con un profilo tecnico ricco di progetti. Se sei alla prima esperienza e stai riempiendo due pagine, quasi certamente c'è da tagliare.

La clausola sulla privacy. In fondo al curriculum va inserita l'autorizzazione al trattamento dei dati personali. Dopo il recepimento del GDPR con il D.Lgs. 101/2018 il consenso esplicito non è più tecnicamente obbligatorio, perché l'azienda tratta i tuoi dati per finalità precontrattuali, ma quasi tutti i recruiter continuano ad aspettarselo e la sua assenza salta all'occhio. Una formula corretta e aggiornata è:

Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 e dell'art. 13 del Regolamento UE 2016/679 (GDPR) ai fini della ricerca e selezione del personale.

Copiala così com'è alla fine del documento.

Superare i filtri automatici (ATS)

Molte aziende medio grandi, e quasi tutte le agenzie per il lavoro, fanno passare i CV attraverso un software di selezione (ATS, Applicant Tracking System) prima che li veda una persona. Il software legge il testo e cerca le parole chiave dell'annuncio. Per non farti scartare da una macchina bastano alcune accortezze.

Usa titoli di sezione standard come "Esperienze professionali", "Istruzione", "Competenze": il software li riconosce. Evita di mettere informazioni dentro tabelle, colonne complicate, caselle di testo o immagini, perché molti ATS non le leggono. Riprendi nel CV le parole esatte usate nell'annuncio: se cercano un "addetto al customer care" e tu scrivi solo "assistenza clienti", il filtro potrebbe non trovare corrispondenza. E salva sempre in PDF con testo selezionabile, non come immagine scansionata.

Gli errori che ti costano il colloquio

Alcuni scivoloni ricorrono in migliaia di curriculum italiani. Controlla di non commetterli.

Il CV identico per ogni annuncio è il più comune: personalizzare almeno il profilo e le prime esperienze in base alla posizione raddoppia le probabilità di risposta. Gli errori di ortografia sono imperdonabili e fanno pensare a poca cura; rileggi tutto e fallo leggere a qualcun altro. L'email poco professionale, le esperienze descritte solo come mansioni, la mancanza di date precise e un file chiamato "curriculum1_definitivo_ok.pdf" completano la lista. Rinomina il file come "Nome_Cognome_CV.pdf": è un dettaglio, ma comunica ordine.

Metti tutto insieme senza impazzire con l'impaginazione

Una volta chiaro cosa scrivere, resta il problema di far stare tutto in una pagina ordinata, con margini e caratteri coerenti. È la parte che fa perdere più tempo e dove Word gioca brutti scherzi. Con Laddro parti da un modello già impostato per il mercato italiano, inserisci i contenuti sezione per sezione e ottieni un PDF pulito e leggibile anche dagli ATS, con la clausola privacy già al posto giusto. Il tempo che risparmi sull'impaginazione puoi dedicarlo a ciò che conta davvero: scegliere i risultati giusti da raccontare e adattare il CV a ogni annuncio a cui rispondi.

Un buon curriculum non ti fa assumere da solo, ma è la chiave che apre la porta del colloquio. Investire un'ora in più per riscrivere le esperienze in termini di risultati, tagliare il superfluo e personalizzare il profilo è il modo più concreto per non finire tra gli scartati nei primi 7 secondi.