Curriculum da grafico: esempio, portfolio e software da citare
Come scrivere un curriculum da grafico in Italia: dove mettere il portfolio, quali software citare, un profilo di esempio e le voci di esperienza da copiare.
Laddro Team

Chi cerca un grafico in Italia non assume leggendo un curriculum: assume guardando il portfolio. Il curriculum serve a una cosa sola, farlo aprire. Ed è lì che si perdono quasi tutte le candidature, perché il CV arriva con il link sepolto a pagina due, senza una riga che spieghi che tipo di lavoro c'è dentro.
La professione, oltretutto, non è ordinistica. Non esiste un albo dei grafici, non c'è un esame di Stato, e questo sposta tutto il peso della credibilità su cosa hai prodotto e per chi. L'associazione di riferimento del settore, l'AIAP, esiste dal 1945 e riunisce oltre 800 professionisti della comunicazione visiva con sede a Milano, in via Ponchielli 3, ma l'iscrizione è volontaria e nessun annuncio la richiede. Quello che gli annunci chiedono, lo trovi scritto in chiaro: padronanza del pacchetto Adobe, in particolare Photoshop, Illustrator e InDesign, e portfolio in PDF o via link, come emerge dalle inserzioni per graphic designer pubblicate su Indeed Italia.
Qui trovi come si costruisce un curriculum da grafico che porta chi legge dritto ai tuoi lavori, con un profilo di esempio e voci di esperienza già scritte da adattare.
Le quattro domande a cui il CV deve rispondere subito
Che tu scriva a uno studio di tre persone a Bologna, a una tipografia del distretto trevigiano o all'ufficio marketing interno di un'azienda di Bergamo, chi ti legge cerca sempre le stesse quattro cose.
Che cosa produci davvero. Packaging, editoria, identità visiva, materiale per i social, esecutivi per la stampa, interfacce. "Grafico" da solo non dice niente, e chi seleziona lo interpreta come "non lo so nemmeno io".
Per chi lo hai prodotto. Clienti finali, agenzia, azienda in house, freelance. Cambia completamente il modo di lavorare: in agenzia gestisci più clienti e scadenze corte, in azienda porti avanti un solo marchio per anni.
In che punto del processo stai. Chi imposta il concept, chi lo declina, chi prepara gli esecutivi e controlla i file per la stampa. Sono tre mestieri diversi e vengono pagati in modo diverso.
Con quali strumenti. Adobe è dato per scontato negli annunci, quindi la differenza la fanno le cose che non lo sono: Figma, After Effects, Canva per i team commerciali, la preparazione dei file per il prestampa, il CMS su cui carichi i contenuti.
La struttura, dall'alto verso il basso
Una pagina se hai meno di cinque anni di esperienza, due al massimo se ne hai di più. Il tuo documento lungo è il portfolio, non il CV.
- Nome, ruolo, città, telefono, email e link al portfolio
- Riepilogo professionale, tre o quattro righe
- Esperienza professionale, dalla più recente
- Software e competenze tecniche
- Formazione e corsi
- Lingue e patente, se servono
- Autorizzazione al trattamento dei dati
Il link al portfolio va nella prima riga, accanto ai contatti, non in fondo. Se chi legge deve cercarlo, hai già perso metà del vantaggio.
Sulla foto vale la regola generale del mercato italiano: nessuna legge la impone e nessun selezionatore la pretende, quindi mettila solo se è una foto professionale recente. Un grafico con una foto mal ritagliata comunica esattamente il contrario di quello che vende.
Il link al portfolio, scritto come si deve
Il link nudo non basta. Va accompagnato da una riga che dice cosa ci si trova, così chi legge sa se vale i suoi due minuti.
Male: Portfolio: www.mionome.it
Bene: Portfolio: mionome.it/lavori (6 progetti, identità visiva e packaging alimentare, aggiornato a settembre 2026). Versione PDF da 9 MB su richiesta.
Tre accorgimenti pratici che fanno la differenza nelle candidature italiane. Il primo: prepara sempre anche il PDF, perché molte aziende ricevono le candidature via email e chi apre l'allegato spesso lo fa dal telefono. Il secondo: tieni il file sotto i 10 MB, altrimenti rimbalza dai server di posta aziendali. Il terzo: se pubblichi su Behance o Dribbble, il link deve puntare a una raccolta curata, non alla tua home piena di esercitazioni del 2019.
Se una parte dei tuoi lavori è coperta da accordi di riservatezza, scrivilo in una riga invece di ometterla: "tre progetti di rebranding non pubblicabili, mostrabili in colloquio".
Le voci di esperienza: prima e dopo
Il difetto ricorrente dei CV da grafico è che descrivono mansioni invece di risultati. Ecco lo stesso lavoro scritto in due modi.
Prima: "Realizzazione di grafiche per i canali social dei clienti dell'agenzia."
Dopo: "Curato la produzione visiva di 4 profili Instagram aziendali, circa 60 contenuti al mese, dal template all'esportazione. Definito la palette e la gerarchia tipografica poi adottata anche dal team commerciale per le presentazioni."
Prima: "Impaginazione cataloghi."
Dopo: "Impaginato in InDesign il catalogo prodotti annuale, 180 pagine, con gestione della cartella colore e verifica degli esecutivi con la tipografia di Castelfranco Veneto. Ridotto da tre a uno i giri di correzione bozze grazie a un file master con stili condivisi."
Prima: "Collaborazione con il reparto marketing."
Dopo: "Lavorato a stretto contatto con due product manager sul lancio di una linea di packaging alimentare, dai bozzetti alla fustella approvata, rispettando le tempistiche di stampa per la fiera Cibus."
La differenza non è il tono, è il fatto che nella seconda versione compaiono numeri, strumenti e un risultato. Chi legge capisce a che velocità lavori e con chi hai parlato.
Riepilogo professionale di esempio
Tre o quattro righe in cima, riscritte per ogni annuncio. Un esempio per un profilo con qualche anno alle spalle:
"Grafica con cinque anni in agenzia a Milano, specializzata in identità visiva e packaging per il settore food. Seguo i progetti dal concept agli esecutivi di stampa, lavorando quotidianamente con Illustrator, InDesign e Figma. Nell'ultimo anno ho curato il restyling di marchio di tre PMI lombarde, incluse le linee guida di utilizzo consegnate al cliente."
E uno per chi è all'inizio, dove il punto è mostrare che sai portare un lavoro fino in fondo:
"Neodiplomata in grafica pubblicitaria, tre mesi di tirocinio in una tipografia di Padova su esecutivi e prestampa. Portfolio con sei progetti personali completi, tra cui l'identità visiva di un birrificio artigianale sviluppata dal logo all'etichetta stampata. Buona padronanza di Photoshop, Illustrator, InDesign e Canva."
Software e certificazioni: come si scrivono
Elenca i programmi per gruppi, senza barrette di percentuale e senza stelline. Nessun selezionatore sa cosa significa "Illustrator 80 per cento", mentre tutti capiscono "Illustrator, uso quotidiano da cinque anni".
Un blocco che funziona: Adobe Illustrator, InDesign, Photoshop (uso quotidiano) · Figma (prototipi e sistemi di componenti) · After Effects (animazioni brevi per i social) · preparazione file per la stampa, gestione colore, fustelle.
Sulle certificazioni: le Adobe Certified Professional si sostengono attraverso Certiport, in un centro autorizzato o online, e hanno validità di tre anni dalla data di rilascio. Non sono richieste quasi da nessuno in Italia, ma valgono una riga se sei autodidatta e ti manca un titolo di studio del settore: dimostrano che il software lo conosci sul serio.
La formazione italiana tipica di questo mestiere va scritta per esteso, perché chi seleziona nel settore la riconosce: istituto tecnico o professionale a indirizzo grafico, ISIA, accademie di belle arti, IED, NABA, oppure un corso regionale finanziato. Se hai una laurea in tutt'altro e sei arrivata alla grafica per altre strade, mettila comunque e lascia che sia il portfolio a rispondere.
Inquadramento e stipendio: cosa aspettarsi
Vale la pena sapere su quale contratto stai trattando. Se lavori in una tipografia o in una casa editrice, il riferimento è il CCNL Grafici editoriali industria, rinnovato il 19 dicembre 2023 da Assografici, AIE e ANES con SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL per il triennio dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026: l'accordo prevede un aumento a regime di 252 euro sul livello di riferimento, distribuito in cinque tranche, l'ultima delle quali scatta a luglio 2026. In agenzia di comunicazione, invece, si applica quasi sempre il CCNL Commercio o quello delle aziende dei servizi.
Sui valori di mercato, la scheda professionale di Indeed Italia, aggiornata al 4 maggio 2026, indica uno stipendio medio dichiarato di 1.060 euro al mese per un graphic designer, cifra che riflette il forte peso dei contratti part time e junior nel settore. È un riferimento utile per capire da dove parte una trattativa, non un tetto: le posizioni senior in azienda e i ruoli di art direction stanno molto sopra.
Dove candidarsi
Le agenzie e gli studi italiani pubblicano su Indeed e LinkedIn, e molti raccolgono candidature direttamente dal proprio sito, quindi vale la pena tenere una lista degli studi che ti interessano e controllarne la pagina lavora con noi. Per gli annunci pubblici c'è anche SIISL, la piattaforma del Ministero del Lavoro gestita da INPS e aperta a cittadini e imprese dal 18 dicembre 2024: si accede con SPID o CIE, si carica il CV in PDF o lo si compila sulla piattaforma, e il sistema propone le offerte calcolando un indice di affinità tra il tuo profilo e la posizione.
Se ti muovi verso l'estero, il formato Europass resta il più riconosciuto fuori dai confini e si può generare in 31 lingue dal sito ufficiale, anche se in Italia, per un ruolo creativo, un CV impaginato da te comunica molto di più.
Prima di inviare
Un ultimo giro di controlli, in ordine di quanto costa sbagliarli:
- Il link al portfolio funziona in navigazione anonima e non chiede una password
- Il PDF del CV si chiama
Cognome_Nome_CV.pdf, noncv_definitivo3.pdf - I font che hai usato non fanno saltare l'impaginazione quando il file viene aperto altrove: esporta sempre in PDF, mai in .indd o .ai
- Il testo è selezionabile e non è un'immagine incollata, altrimenti i sistemi automatici di lettura non estraggono niente
- In fondo hai messo la formula "Autorizzo il trattamento dei dati personali ai sensi del Regolamento UE 2016/679 e del D.Lgs. 101/2018". Non è obbligatoria per legge, ma molti selezionatori italiani la cercano e la sua assenza a volte basta a far scartare la candidatura
Un curriculum da grafico ben fatto non deve essere il tuo pezzo più creativo. Deve essere leggibile in trenta secondi, dire di che tipo di lavoro ti occupi e portare chi legge sul portfolio con un clic. Il resto lo fanno i progetti.