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Lettera di presentazione: come scriverla davvero in Italia

Come scrivere una lettera di presentazione efficace in Italia: struttura, esempio prima e dopo, la frase sulla privacy e gli errori che ti costano il colloquio.

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Quasi tutti curano il curriculum e poi liquidano la lettera di presentazione con quattro righe copiate da un modello trovato online. È un errore che si paga, perché in Italia la lettera resta il primo testo che un selezionatore legge prima ancora di aprire il CV, soprattutto quando la candidatura arriva via email o in risposta a un annuncio su InfoJobs o Indeed.

La buona notizia è che scriverne una decente non richiede talento letterario. Richiede una struttura, un paio di esempi concreti e la disciplina di non ripetere quello che c'è già nel curriculum. Vediamo come farlo, con un esempio che puoi copiare e adattare.

Lettera di presentazione o lettera motivazionale

I due termini circolano come sinonimi e nella pratica lo sono quasi sempre. Una piccola distinzione aiuta comunque a scegliere il tono giusto.

La lettera di presentazione accompagna la candidatura a un annuncio specifico: rispondi a una posizione aperta e spieghi perché sei la persona adatta per quel ruolo. La lettera motivazionale, termine più diffuso per una candidatura spontanea, per uno stage o per l'ammissione a un master, mette l'accento sul perché vuoi entrare proprio in quell'azienda o in quel percorso, anche quando non c'è un annuncio a cui rispondere.

La guida di Indeed Italia le tratta come documenti funzionalmente identici, con lo stesso obiettivo: catturare l'attenzione di chi legge e convincerlo ad aprire il tuo CV. Nella maggior parte dei casi puoi usare la stessa impostazione e cambiare solo il primo paragrafo.

Quando serve davvero

Non tutte le candidature richiedono una lettera separata. Se ti candidi tramite un portale come InfoJobs o LinkedIn che ha già un campo strutturato, spesso il testo va scritto direttamente nel corpo dell'email o nello spazio dedicato, non come allegato a parte.

La lettera conta di più in tre situazioni. La prima è la candidatura spontanea, dove non c'è un annuncio e devi tu stesso spiegare cosa cerchi e cosa offri. La seconda è l'email diretta a un responsabile o a un ufficio risorse umane, dove il testo dell'email è di fatto la tua lettera. La terza sono i ruoli in cui la scrittura fa parte del lavoro, dalla vendita alla comunicazione all'insegnamento, dove una lettera sciatta racconta più di mille righe di CV.

La struttura che funziona

Europass, lo standard promosso dall'Unione Europea che permette di creare lettere in 31 lingue, suggerisce di dividere il testo in tre fasi: una breve introduzione, un corpo centrale e una chiusura. La guida di Indeed Italia articola lo stesso schema in quattro blocchi. Riassumendo, ti servono questi elementi.

L'intestazione con i tuoi dati e quelli dell'azienda. L'apertura, dove dici chi sei, per quale posizione ti candidi e dove hai trovato l'annuncio. Il corpo, dove porti due o tre risultati concreti che dimostrano perché sei adatto. La chiusura, con la disponibilità a un colloquio e i saluti.

Sulla lunghezza le fonti italiane concordano su un punto: breve. InfoJobs consiglia di non superare la mezza pagina, mentre Indeed Italia parla di quindici righe al massimo. Un selezionatore che riceve decine di candidature al giorno non legge una pagina fitta.

A chi la indirizzi

L'apertura è il punto in cui molti sbagliano subito. Se conosci il nome della persona, usalo: "Gentile Dott.ssa Ferrari". Se non lo conosci, evita il "Spett.le azienda" freddo e impersonale e usa una formula come "Alla cortese attenzione dei responsabili delle risorse umane", suggerita dalla guida di Indeed Italia. Prima di arrenderti al generico, però, prova a cercare il nome del recruiter sull'annuncio o sulla pagina LinkedIn dell'azienda: cinque minuti di ricerca cambiano il tono di tutta la lettera.

Evita "Egregio" al plurale e le formule ottocentesche. Un "Gentile" davanti al ruolo o al nome è cortese e attuale.

Il corpo: cosa scrivere e cosa evitare

Qui si gioca tutto. L'errore più comune segnalato da InfoJobs è riscrivere il curriculum a parole: se la lettera ripete l'elenco delle esperienze, hai sprecato l'unico spazio in cui puoi dare un contesto ai numeri.

Il corpo deve fare due cose. Primo, dimostrare che conosci l'azienda: una frase che mostra di aver letto cosa fanno, quali valori dichiarano, in quale mercato si muovono. Secondo, portare due o tre risultati concreti, non aggettivi. "Sono una persona dinamica e orientata agli obiettivi" non dice nulla. "Nell'ultimo anno ho gestito il portafoglio clienti del Nord Ovest portando il fatturato da 400 a 520 mila euro" dice tutto.

Ecco la differenza in pratica.

Versione debole: "Sono molto motivato e ho buone capacità organizzative e di problem solving, maturate in diverse esperienze nel settore."

Versione forte: "Come coordinatrice di sala al Ristorante Le Terrazze di Bologna ho riorganizzato i turni di dieci persone riducendo gli straordinari del 20 per cento in un trimestre, un problema che nell'annuncio indicate come prioritario."

La seconda frase è più lunga, ma nomina un luogo, un numero e un collegamento diretto a quello che l'azienda cerca. È questo che fa fermare l'occhio del selezionatore.

Un esempio da adattare

Immagina Giulia, trentadue anni, addetta al customer care a Torino, che si candida a un ruolo di team leader del supporto clienti in un'azienda di software a Milano. Ecco come potrebbe suonare il corpo della sua lettera.

"Gentile Dott. Bianchi, ho letto con interesse l'annuncio per la posizione di Team Leader Customer Support pubblicato su LinkedIn. Lavoro da quattro anni nell'assistenza clienti e negli ultimi due ho coordinato un gruppo di sei operatori: abbiamo ridotto il tempo medio di risposta da 18 a 7 ore e portato la soddisfazione dei clienti al 92 per cento. Mi ha colpito il vostro impegno dichiarato sull'assistenza in italiano di qualità, un terreno su cui credo di poter dare un contributo concreto fin da subito. Sarei felice di raccontarvi in un colloquio come ho gestito la transizione al supporto via chat nel mio team attuale."

Nota cosa fa questo paragrafo: nomina la fonte dell'annuncio, porta due numeri, collega la propria esperienza a un valore reale dell'azienda e chiude proponendo il passo successivo. Nessuna delle informazioni ripete meccanicamente il CV, tutte lo arricchiscono.

La frase sulla privacy

Questo dettaglio è specifico dell'Italia e viene dimenticato di continuo. Ogni documento che invii con i tuoi dati personali, curriculum e lettera compresi, deve contenere l'autorizzazione al trattamento dei dati, altrimenti l'azienda in teoria non potrebbe conservarli.

La formula aggiornata, come riportano le guide di Indeed Italia e degli altri portali, fa riferimento alla normativa vigente:

"Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del Decreto Legislativo 101/2018 e dell'art. 13 del Regolamento UE 2016/679 (GDPR) ai fini della ricerca e selezione del personale."

Va inserita in fondo, dopo i saluti. Il vecchio riferimento al Dlgs 196 del 2003 si trova ancora ovunque, ma la normativa più recente è quella da citare.

Formato: come la invii

Un accorgimento pratico che fa la differenza in fase di lettura. Salva la lettera in PDF, non in Word: eviti che il testo si scomponga sullo schermo di chi la apre. Usa un font sobrio e leggibile come Arial, Calibri o Times New Roman, come consiglia lo stesso Europass, con margini equilibrati e paragrafi spaziati.

Se scrivi il testo nel corpo di un'email di candidatura spontanea, allega comunque il CV in PDF e menziona l'allegato nella chiusura. Chiudi con una formula standard e cortese: "Cordiali saluti" o "Distinti saluti" vanno benissimo, seguiti dal tuo nome e da un recapito.

Gli errori che costano il colloquio

Tre trappole tornano più spesso delle altre nelle candidature italiane.

La lettera fotocopia. La stessa lettera inviata a venti aziende diverse si riconosce a colpo d'occhio, perché non nomina mai chi la riceve. Personalizzare almeno il primo e l'ultimo paragrafo è il minimo sindacale.

Il muro di testo. Paragrafi lunghissimi senza respiro scoraggiano la lettura. Meglio tre blocchi brevi e uno spazio bianco che una colonna compatta.

Gli errori di ortografia. Un refuso nella prima riga vanifica ogni sforzo. Rileggi ad alta voce e, se puoi, fai leggere il testo a un'altra persona prima di inviarlo, un consiglio che ripetono praticamente tutte le guide, da Randstad ad Adecco.

In sintesi

La lettera di presentazione non è una formalità da liquidare, ma nemmeno un tema di italiano. È mezza pagina in cui rispondi a una sola domanda: perché tu, per questo ruolo, in questa azienda. Chi la scrive nominando un numero, un luogo e un motivo concreto arriva al colloquio più spesso di chi si affida agli aggettivi.

Parti dal ruolo a cui punti, scrivi la prima bozza in dieci minuti senza pensare alla forma, poi taglia tutto quello che ripete il CV. Quello che resta, se hai fatto bene il lavoro, è già una buona lettera.