Emigrare dall'Italia: cosa sapere prima di partire
Oltre 5 milioni di italiani vivono all'estero. Germania, Svizzera, Regno Unito e Francia sono le mete preferite. La guida per chi vuole andare.
Laddro Team

Al 1° gennaio 2025, l'AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero) conta 6,4 milioni di italiani registrati all'estero — quasi 1 italiano su 9. Il dato è in costante crescita: oggi il numero degli italiani oltre confine supera di un milione quello degli stranieri residenti in Italia. E il numero reale è probabilmente ancora più alto, perché non tutti si registrano.
Il 2024 ha segnato un record storico di espatri: 155.732 partenze, con un aumento del 38% rispetto all'anno precedente (dati Fondazione Migrantes, Rapporto Italiani nel Mondo 2025). In 20 anni, 1,6 milioni di italiani sono partiti e solo 826.000 sono tornati: un saldo negativo di oltre 817.000 persone.
Perché gli italiani emigrano
Stipendi. Il divario retributivo è il motore principale. Un ingegnere software che guadagna 35.000 euro in Italia ne guadagna 55.000-70.000 in Germania, 70.000-90.000 in Svizzera, 50.000-65.000 nei Paesi Bassi. Secondo il rapporto OCSE Taxing Wages 2025, lo stipendio medio lordo italiano è di 35.616 euro — ben al di sotto della media OCSE di circa 45.000 dollari. E il cuneo fiscale del 47,1% riduce ulteriormente il netto in busta.
Opportunità di carriera. In Italia le progressioni di carriera sono spesso lente, legate all'anzianità più che al merito, e condizionate da strutture aziendali rigide. In molti settori, le posizioni dirigenziali sono occupate per decenni dalla stessa generazione. I giovani emigrano non solo per guadagnare di più, ma per avere accesso a ruoli di responsabilità che in Italia arriverebbero 10-15 anni dopo.
Meritocrazia. In molti paesi del Nord Europa, il merito conta più delle conoscenze personali. Per molti italiani, soprattutto laureati, questo è il motivo principale. Il Rapporto Migrantes parla di "talenti che scelgono" — non una fuga disperata, ma una scelta consapevole di andare dove le competenze vengono riconosciute e retribuite.
Il profilo di chi parte. I giovani e i giovani adulti rappresentano il 72,2% degli espatri. Le donne sono in crescita costante (+115,9% in vent'anni nei dati AIRE). Non partono solo laureati: emigrano anche operai specializzati, artigiani, professionisti della ristorazione e del turismo. L'Europa resta il baricentro della mobilità italiana, assorbendo il 76% degli espatri.
Le destinazioni principali
Regno Unito (289.000 italiani residenti). Nonostante la Brexit e l'obbligo di visto di lavoro, il Regno Unito resta la prima destinazione per numero di italiani iscritti AIRE. Londra attrae per finanza, tech, ristorazione e professioni creative. Dal 2021, servono visti di lavoro (Skilled Worker Visa) sponsorizzati dal datore di lavoro, con soglie salariali minime.
Germania (248.000). Il più grande mercato del lavoro europeo. Forte domanda in ingegneria, sanità , IT e manifattura. Il tedesco è richiesto per la maggior parte dei ruoli, ma nel settore tech l'inglese è spesso sufficiente, soprattutto a Berlino e Monaco. Il sistema sanitario e previdenziale tedesco è solido e i diritti dei lavoratori ben tutelati.
Svizzera (166.000). Stipendi altissimi — un developer junior a Zurigo guadagna 80.000-100.000 CHF annui — ma costo della vita proporzionale. Il Ticino (Svizzera italiana) è la meta naturale per chi non parla tedesco o francese, ma offre stipendi inferiori alla Svizzera tedesca. Il permesso di lavoro B (per dipendenti) è il più comune per gli italiani.
Francia (162.000). Prossimità culturale e geografica. Parigi per le grandi aziende e le organizzazioni internazionali. Costa Azzurra e Lione per tech, industria e turismo. La lingua è un vantaggio competitivo che molti italiani sottovalutano: il francese si impara più velocemente di tedesco o olandese.
Spagna (106.000). Qualità della vita alta, costi simili al Sud Italia ma con un mercato del lavoro in ripresa. Barcellona e Madrid attirano giovani italiani, soprattutto nel tech, nel turismo e nella ristorazione.
I tuoi diritti come cittadino UE
Come cittadino dell'Unione Europea, hai diritti fondamentali garantiti dal Trattato sul Funzionamento dell'UE:
- Libertà di circolazione e soggiorno. Puoi vivere e lavorare in qualsiasi stato membro senza visto. Dopo 3 mesi devi registrarti presso le autorità locali, dimostrando di avere un lavoro, risorse sufficienti o di essere iscritto a un istituto di formazione.
- Parità di trattamento. Hai diritto alle stesse condizioni lavorative, retributive e di sicurezza sociale dei cittadini dello stato ospitante.
- Coordinamento previdenziale. Il Regolamento CE 883/2004 garantisce che i contributi versati in diversi paesi UE si sommino per il calcolo della pensione. Nessun anno di contribuzione va perso.
- Tessera sanitaria europea (TEAM). Ti copre per cure temporanee in qualsiasi stato membro. Per la copertura completa, devi iscriverti al sistema sanitario locale.
Prima di partire: la checklist
Trova lavoro prima di trasferirti. Partire senza un contratto è rischioso. Candidati dall'Italia, fai colloqui via video, firma il contratto prima di prenotare il biglietto. Le piattaforme di ricerca lavoro internazionali (LinkedIn, Indeed, Glassdoor, EURES) sono il punto di partenza.
Registrati all'AIRE. È obbligatorio per legge entro 90 giorni dal trasferimento (articolo 6, L. 470/1988). La registrazione ti permette di votare dall'estero, accedere ai servizi consolari, e non essere più soggetto a obblighi fiscali italiani come residente.
Verifica la copertura sanitaria e previdenziale. Prima di partire, chiedi il modulo S1 all'INPS se hai diritto alla copertura sanitaria italiana nel periodo di transizione. Una volta assunto, sarai coperto dal sistema del paese ospitante.
Apri un conto bancario locale. Molti datori di lavoro esteri richiedono un IBAN locale per il pagamento dello stipendio.
Studia la lingua. Anche nei paesi dove l'inglese è sufficiente per lavorare, imparare la lingua locale accelera l'integrazione e le opportunità di carriera.
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