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La settimana corta in Italia: a che punto siamo

Nel Regno Unito il 92% delle aziende pilota ha mantenuto la settimana di 4 giorni. In Italia alcune grandi aziende stanno sperimentando. Lo stato dell'arte.

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mar 31, 20265 min di lettura
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La settimana lavorativa di 4 giorni è passata dall'essere un'utopia sindacale a un esperimento concreto adottato da migliaia di aziende nel mondo. Il modello 100:80:100 (100% dello stipendio, 80% del tempo, 100% della produttività) sta dimostrando che lavorare meno non significa produrre meno. Ma a che punto è l'Italia? E quali sono le reali prospettive per i lavoratori italiani?

I dati internazionali: cosa dicono gli esperimenti

Il più importante esperimento sulla settimana corta è quello condotto nel Regno Unito nel 2022, coordinato da 4 Day Week Global in collaborazione con l'Università di Cambridge e il Boston College. Su 61 aziende partecipanti (circa 2.900 dipendenti), i risultati dopo 6 mesi sono stati:

  • 92% delle aziende ha deciso di mantenere la settimana di 4 giorni
  • Fatturato: cresciuto in media del 1,4% rispetto al periodo precedente
  • Assenteismo: ridotto del 65%
  • Dimissioni: ridotte del 57%
  • Burnout: in calo del 71%
  • 39% dei dipendenti ha dichiarato di sentirsi meno stressato

Un secondo pilot britannico, condotto nel 2024/2025 con 17 aziende, ha confermato i risultati: il 100% delle aziende partecipanti ha mantenuto la settimana corta alla fine della sperimentazione.

Esperimenti simili sono stati condotti in Spagna (programma governativo con 200+ aziende), Portogallo (41 aziende, risultati positivi), Germania (45 aziende nel 2024), Islanda (2.500 lavoratori del settore pubblico tra il 2015 e il 2019, considerato un successo) e Giappone (Microsoft Japan ha registrato un aumento della produttività del 40% con la settimana di 4 giorni nel 2019).

Il quadro normativo italiano

In Italia, la durata massima della settimana lavorativa è fissata dal D.Lgs. 66/2003 (attuazione delle Direttive europee sull'orario di lavoro):

  • Orario normale: 40 ore settimanali (art. 3), salvo diversa previsione dei CCNL
  • Orario massimo: 48 ore settimanali (comprensive di straordinario), calcolate come media su un periodo di riferimento di 4 mesi (estendibile fino a 12 mesi dai CCNL) (art. 4)
  • Riposo settimanale: almeno 24 ore consecutive ogni 7 giorni (art. 9)

La legge non impone una distribuzione specifica delle ore sui giorni della settimana. Questo significa che la settimana di 4 giorni è già legalmente possibile senza modifiche normative: basta redistribuire le 40 ore su 4 giorni (10 ore al giorno) o ridurre le ore complessive mantenendo la retribuzione.

Molti CCNL prevedono orari settimanali inferiori alle 40 ore:

  • Pubblico Impiego: 36 ore
  • Credito: 37 ore e 30 minuti
  • Chimico-Farmaceutico: 37 ore e 45 minuti

Questi orari ridotti renderebbero la transizione a 4 giorni ancora più naturale (ad esempio, 4 giorni da 9 ore nel settore pubblico).

Le sperimentazioni italiane

Alcune grandi aziende italiane hanno già avviato sperimentazioni sulla settimana corta, con modelli diversi:

Intesa Sanpaolo. A partire dal 2023, ha introdotto la possibilità per i dipendenti di lavorare 4 giorni a settimana da 9 ore (anziché 5 da 7,5), su base volontaria. Non è una vera riduzione dell'orario (le ore totali restano 36), ma una compressione che libera un giorno. Secondo l'azienda, l'adesione è stata significativa.

Lamborghini. A fine 2023, ha firmato un accordo con i sindacati (FIOM-CGIL e FIM-CISL) che prevede una settimana corta alternata per i lavoratori della produzione: una settimana da 5 giorni e una da 4, senza riduzione di stipendio. L'accordo, il primo del genere nel settore automotive italiano, ha portato a una riduzione di 22 giorni lavorativi all'anno per i turnisti su due turni e 31 giorni per quelli su tre turni.

Luxottica. Ha introdotto nel 2024 un modello sperimentale con 20 venerdì liberi all'anno per i dipendenti della produzione, su base volontaria e a stipendio invariato.

Settore tech e digitale. Diverse aziende tech italiane (soprattutto startup e scale-up) offrono il venerdì breve (uscita alle 14:00) o il venerdì libero in estate. Non è una settimana corta strutturale, ma è un segnale di tendenza.

PA. Nel pubblico impiego il dibattito è in corso. Alcuni Comuni (come quello di Matera) hanno sperimentato la settimana di 4 giorni per i dipendenti comunali. Il Ministro della PA ha dichiarato apertura alla sperimentazione, ma non ci sono ancora provvedimenti normativi specifici.

I due modelli di settimana corta

È importante distinguere tra due modelli molto diversi:

Compressione dell'orario. Le stesse ore settimanali (es. 40 o 36) distribuite su 4 giorni anziché 5. Il venerdì è libero, ma i restanti 4 giorni sono più lunghi (9-10 ore). È il modello adottato da Intesa Sanpaolo. Il vantaggio è un giorno libero in più; lo svantaggio è che le giornate lavorative diventano molto lunghe, con rischi di stanchezza e calo di produttività nelle ultime ore.

Riduzione effettiva dell'orario (modello 100:80:100). Si lavora effettivamente meno ore (es. 32 anziché 40) a parità di stipendio, puntando su un aumento della produttività oraria. È il modello testato nei pilot britannici e islandesi. È più ambizioso ma anche più efficace: i dati mostrano che la produttività oraria aumenta effettivamente quando si riduce l'orario, grazie a minori interruzioni, riunioni più brevi e maggiore concentrazione.

Le sfide per l'Italia

L'adozione della settimana corta in Italia affronta ostacoli specifici:

La cultura del presenteismo. In molte aziende italiane, essere presenti è più importante che essere produttivi. "È uscito alle 5?" è ancora una frase carica di giudizio negativo in molti uffici. La settimana corta richiede un cambio culturale: misurare i risultati, non le ore.

Il tessuto di PMI. L'Italia ha oltre 4 milioni di micro e piccole imprese, molte con meno di 10 dipendenti. Per un artigiano con 3 operai, riorganizzare la produzione su 4 giorni è oggettivamente più difficile che per una multinazionale con migliaia di dipendenti. La settimana corta funziona meglio nelle aziende knowledge-intensive che in quelle manifatturiere con processi continui.

L'assenza di un quadro normativo dedicato. A differenza della Spagna (che ha stanziato fondi pubblici per incentivare le sperimentazioni) o del Belgio (che dal 2022 consente ai lavoratori di richiedere la compressione dell'orario su 4 giorni), l'Italia non ha ancora un quadro normativo specifico sulla settimana corta.

La contrattazione collettiva. In Italia, ogni modifica strutturale dell'orario deve passare attraverso la contrattazione collettiva (CCNL o accordi aziendali). Questo rende il processo più lento ma anche più strutturato. La settimana corta arriverà probabilmente attraverso i rinnovi dei CCNL, non attraverso una legge.

Cosa puoi fare oggi

Se la settimana corta è una tua priorità, ecco come muoverti:

Informati. Chiedi nella tua azienda se esistono accordi sull'orario flessibile. Molti CCNL prevedono già la possibilità di distribuire l'orario su 4,5 o 4 giorni, previo accordo.

Cerca aziende innovative. Le aziende che offrono la settimana corta o il venerdì breve lo comunicano spesso come benefit negli annunci di lavoro. È un segnale di cultura aziendale moderna.

Proponi una sperimentazione. Se sei in una posizione di influenza (manager, HR, imprenditore), proponi un pilot di 3-6 mesi. I dati internazionali sono dalla tua parte.

La settimana corta non è una moda passeggera: è il futuro del lavoro. Se vuoi lavorare per un'azienda che guarda avanti, cerca su Laddro.

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