Mercato del lavoro in Italia: i numeri del 2025 che devi conoscere
Occupazione al 62,5%, disoccupazione al 6,1%, 24 milioni di occupati. L'Italia migliora, ma il divario Nord Sud e la precarietà restano.
Laddro Team

L'Italia ha chiuso il 2025 con numeri incoraggianti, i migliori degli ultimi decenni. Secondo i dati ISTAT pubblicati a marzo 2026, il tasso di occupazione (15-64 anni) è salito al 62,5% (+0,3 punti in un anno), il numero di occupati ha raggiunto 24.121.000 unità, e il tasso di disoccupazione è sceso al 6,1% nella media annua (-0,4 punti), toccando il 5,6% nel quarto trimestre. Sono record storici per l'Italia.
Nella media dell'intero 2025, l'occupazione è aumentata di 185.000 unità (+0,8%). La crescita è stata trainata dall'aumento dei dipendenti a tempo indeterminato (+76.000) e degli autonomi, che hanno compensato la flessione dei contratti a termine (-60.000). Un segnale positivo: le aziende stanno assumendo di più con contratti stabili.
Il tasso di disoccupazione al 6,1% — il più basso dal 2008 — e il calo dei disoccupati di 88.000 unità (-5,3%) dipingono un quadro incoraggiante. Ma i numeri di sintesi raccontano solo una parte della storia.
Quello che i titoli non dicono
Il tasso di inattività resta tra i più alti d'Europa. Il 2025 ha visto un miglioramento anche qui, con il tasso di inattività 15-64 anni sceso al 33,3% (-0,1 punti), corrispondente a circa 12,2 milioni di persone fuori dal mercato del lavoro. Non sono disoccupati — non cercano attivamente lavoro — sono inattivi. L'Italia è stabilmente tra i paesi UE con la quota più alta di inattivi, ben sopra la media europea (intorno al 25%). Dietro questo dato si nascondono scoraggiamento, lavoro di cura non retribuito (soprattutto femminile), lavoro nero e assistenzialismo.
Il divario Nord-Sud è abissale. Il tasso di occupazione 20-64 anni nel Centro-Nord raggiunge il 74,1%; nel Mezzogiorno si ferma al 53,4% — oltre 20 punti di differenza. Nei dettagli regionali, la Provincia autonoma di Bolzano tocca il 79,9%, la Calabria crolla al 48,5%. Il tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno (11,9%) è più di tre volte quello del Nord-est (3,6%). Sono due mercati del lavoro completamente diversi che convivono nello stesso paese.
L'occupazione femminile migliora ma resta bassa. L'Italia ha uno dei tassi di occupazione femminile più bassi d'Europa. Nonostante i miglioramenti, la quota di donne occupate resta ben al di sotto della media UE, con un divario particolarmente marcato nelle regioni meridionali.
I salari restano bassi. L'Italia è l'unico grande paese europeo dove i salari reali sono diminuiti negli ultimi 30 anni. Secondo il rapporto OCSE Taxing Wages 2025, la retribuzione lorda annua media è di 35.616 euro, con un netto che colloca l'Italia al 23° posto su 38 paesi OCSE. Il cuneo fiscale del 47,1% — il quarto più alto dell'OCSE dopo Belgio (52,6%), Germania (47,9%) e Francia (47,2%) — riduce drasticamente il potere d'acquisto. Trovare lavoro in Italia è più facile che 5 anni fa. Trovare un lavoro che paghi bene è un'altra storia.
La qualità dell'occupazione. Non tutti i nuovi posti di lavoro sono uguali. Una quota significativa della crescita riguarda lavori a bassa qualifica nei servizi (ristorazione, logistica, assistenza). La sottoccupazione — lavoratori che vorrebbero lavorare più ore ma non possono — resta un fenomeno rilevante, soprattutto nel part-time involontario, che in Italia riguarda circa il 60% dei lavoratori part-time (contro il 25% della media UE).
I settori che assumono
Tecnologia e digitale. La domanda di profili IT, data analyst, cybersecurity e sviluppatori software continua a crescere. Le aziende tech italiane e le multinazionali presenti in Italia faticano a trovare candidati qualificati: il mismatch tra domanda e offerta in questo settore è stimato intorno al 40%.
Sanità e assistenza. L'invecchiamento della popolazione (l'Italia ha la seconda età mediana più alta al mondo dopo il Giappone) genera domanda strutturale di medici, infermieri, OSS e operatori socio-sanitari.
Energie rinnovabili e sostenibilità. La transizione energetica e gli obiettivi del PNRR stanno creando nuovi posti di lavoro in fotovoltaico, eolico, efficienza energetica e mobilità sostenibile.
Turismo e ristorazione. Il turismo contribuisce per circa il 13% al PIL italiano. La domanda di personale qualificato è alta, ma le condizioni contrattuali e retributive del settore restano problematiche.
Cosa significa per te
Se stai cercando lavoro, il mercato è oggettivamente migliore che nel 2020. Il tasso di disoccupazione al 5,6% nel quarto trimestre 2025 significa che chi cerca attivamente ha più possibilità di trovare. Ma la competizione resta alta, soprattutto nelle regioni meridionali e per i profili generici.
Tre fattori fanno la differenza nel 2026: specializzazione (le competenze di nicchia hanno retribuzioni superiori del 30-50% alla media), competenze digitali (anche in settori tradizionali, saper usare strumenti digitali è ormai un requisito base), e disponibilità alla mobilità — geografica o tramite smart working.
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