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TFR in azienda o nel fondo pensione?

Dal 1 luglio 2026 il TFR va in automatico al fondo di categoria se non scegli entro 60 giorni. Come funziona, quanto rende e come decidere senza sbagliare.

8 min di lettura
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Quando finalmente arriva il sì, l'ufficio del personale ti mette davanti una pila di fogli da firmare il primo giorno. In mezzo ce n'è uno che quasi nessuno legge: quello sulla destinazione del TFR. È il modulo che decide dove finiscono, per tutti gli anni in cui resterai lì, circa una mensilità all'anno di stipendio.

Fino a giugno 2026 potevi anche fare finta di niente per sei mesi. Da luglio no. Se sei stato assunto come dipendente per la prima volta dopo il 30 giugno 2026, il conto alla rovescia è di 60 giorni e parte dal giorno dell'assunzione. Vale la pena capire cosa stai scegliendo prima che scelga il silenzio al posto tuo.

Quanto vale il TFR, in euro

Il trattamento di fine rapporto è disciplinato dall'articolo 2120 del Codice civile: per ogni anno di servizio matura una quota pari alla retribuzione annua divisa per 13,5, dalla quale si toglie lo 0,50 per cento dell'imponibile previdenziale versato all'INPS.

Prendiamo Sara, 27 anni, assunta a settembre 2026 in un'azienda metalmeccanica con una retribuzione annua lorda di 28.000 euro. La quota che matura in un anno è 28.000 diviso 13,5, cioè 2.074 euro. Da lì si sottrae lo 0,50 per cento di 28.000, cioè 140 euro. Restano 1.934 euro accantonati nel primo anno. Non è una cifra simbolica: in dieci anni parliamo di quasi 20.000 euro di solo capitale, prima di qualsiasi rivalutazione.

Questa somma non sparisce mai, qualunque cosa succeda. Anche in caso di licenziamento per giusta causa il TFR maturato ti spetta. La domanda non è se lo avrai, ma dove lo tieni nel frattempo.

Cosa è cambiato il 1 luglio 2026

La legge di Bilancio 2026, cioè la legge 30 dicembre 2025 n. 199, all'articolo 1 commi 204 e 205 ha riscritto l'articolo 8 del decreto legislativo 252/2005. Il vecchio silenzio assenso semestrale è diventato adesione automatica. Le regole operative sono nella direttiva COVIP del 19 giugno 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 148 del 29 giugno 2026, e nelle FAQ del Ministero del Lavoro del 17 giugno 2026.

Il meccanismo si è rovesciato. Prima eri fuori e potevi entrare. Ora sei dentro dal momento dell'assunzione, iscritto al fondo negoziale previsto dal CCNL applicato, e hai 60 giorni per uscirne. Se rinunci entro quel termine l'effetto è retroattivo, come se l'iscrizione non ci fosse mai stata. Se lasci passare i 60 giorni l'adesione si consolida e il conferimento del TFR futuro diventa irreversibile.

Due dettagli che nelle circolari passano in secondo piano e invece contano. Il primo: i 60 giorni non si fermano se nel frattempo il rapporto è sospeso per malattia o maternità. Il secondo: cambia anche dove finiscono i soldi. Il vecchio silenzio assenso li parcheggiava nel comparto garantito, mentre l'adesione automatica li alloca sulla linea coerente con la tua età secondo un approccio life cycle, quindi più azionaria a 25 anni e più prudente vicino alla pensione.

La nuova disciplina riguarda chi viene assunto per la prima volta come lavoratore dipendente del settore privato dal 1 luglio 2026. Restano fuori i rapporti a termine sotto i 60 giorni, il lavoro domestico e il pubblico impiego. Chi era già occupato prima di quella data continua a muoversi con le vecchie regole e con il termine dei sei mesi.

Se lo lasci in azienda

Il TFR lasciato al datore di lavoro si rivaluta ogni anno con una formula fissata dalla legge 297/1982: un tasso fisso dell'1,5 per cento più il 75 per cento della variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. Nel 2025 questo ha prodotto una rivalutazione netta dell'1,9 per cento, secondo i dati COVIP ripresi da Itinerari Previdenziali.

C'è anche un equivoco da chiarire. Lasciarlo in azienda non significa sempre lasciarlo in azienda. I datori di lavoro che superano una certa soglia dimensionale devono versarlo al Fondo di Tesoreria INPS. La legge 199/2025, all'articolo 1 comma 203, ha ridisegnato quelle soglie: 60 addetti di media nel biennio 2026 e 2027, 50 addetti dal 2028 al 2031, 40 addetti dal 2032, sempre calcolati sulla media annua dell'anno precedente, come spiega l'ufficio giuridico della CGIL. Il conteggio dei tuoi accantonamenti lo trovi nell'estratto conto del Fondo di Tesoreria, dentro MyINPS.

I vantaggi veri di questa opzione sono due. Puoi cambiare idea quando vuoi, perché la scelta di tenerlo in azienda resta sempre revocabile. E dopo otto anni di servizio presso lo stesso datore puoi chiedere un'anticipazione fino al 70 per cento di quanto maturato, sempre in base all'articolo 2120 del Codice civile.

Lo svantaggio è fiscale. Il TFR liquidato a fine rapporto va in tassazione separata, con un'aliquota costruita sulla media dei redditi dei cinque anni precedenti, che l'Agenzia delle Entrate ricalcola dopo, tanto che la trattenuta fatta dall'azienda è solo provvisoria. Nel riassumere la riforma a giugno 2026, Il Fatto Quotidiano collocava quella forbice tra il 23 e il 43 per cento, contro il massimo del 15 per cento previsto per la prestazione del fondo pensione.

Se lo mandi al fondo pensione

Qui i numeri li pubblica COVIP ogni anno. Nel 2025 i fondi negoziali hanno reso in media il 4,8 per cento netto, i fondi aperti il 5,7 per cento e i PIP il 5,1 per cento, mentre i comparti azionari hanno fatto 7,7 per cento nei negoziali e 9,6 per cento negli aperti. Nello stesso anno la rivalutazione del TFR si è fermata all'1,9 per cento.

Un anno però non dice niente. Il confronto serio è quello lungo: sempre secondo COVIP, nel decennio 2015 a 2025 le linee a maggiore contenuto azionario hanno reso tra il 4,8 e il 5,1 per cento medio annuo composto, contro il 2,5 per cento del TFR. Sulle linee garantite e obbligazionarie pure il paragone è meno lusinghiero, e vale la pena saperlo prima di scegliere il comparto.

Poi c'è la parte che pesa di più e di cui si parla di meno: il contributo del datore di lavoro. Se aderisci al fondo di categoria versando la tua quota, l'azienda ne versa una sua. Nel fondo Cometa dei metalmeccanici, per esempio, il lavoratore versa almeno l'1,2 per cento del minimo contrattuale e il datore aggiunge il 2 per cento, che sale al 2,2 per cento per i nuovi iscritti under 35. Sono soldi che semplicemente non esistono se scegli di tenere il TFR in azienda.

Sul fisco, l'articolo 11 del decreto legislativo 252/2005 fissa un'aliquota del 15 per cento sulla prestazione finale, ridotta di 0,30 punti per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo fino a un minimo del 9 per cento, che si raggiunge con 35 anni di adesione. Le anticipazioni sono più flessibili che in azienda per le emergenze e più rigide per il resto: fino al 75 per cento in qualsiasi momento per spese sanitarie gravi, fino al 75 per cento dopo otto anni per la prima casa, fino al 30 per cento dopo otto anni per qualsiasi altra esigenza.

Il limite noto di 5.164,57 euro l'anno di deducibilità riguarda i contributi tuoi e dell'azienda, non il TFR conferito, che viaggia su un binario separato.

Il prezzo di tutto questo è la rigidità. Il TFR conferito alla previdenza complementare non torna più indietro, e i soldi non sono disponibili come su un conto: escono con le regole delle anticipazioni o al momento della pensione.

Il conto su dieci anni, con i numeri di Sara

Torniamo ai 1.934 euro che Sara accantona ogni anno. Ipotizziamo, solo per capire l'ordine di grandezza, che i rendimenti del 2025 si ripetano identici per dieci anni.

Con la rivalutazione del TFR all'1,9 per cento indicata da COVIP per il 2025, dopo dieci anni Sara avrebbe accumulato circa 21.100 euro. Con il 4,8 per cento medio dei fondi negoziali dello stesso anno arriverebbe a circa 24.100 euro. Sono 3.000 euro di differenza, e in questo conto non c'è ancora il contributo del datore di lavoro, che nel caso di un'azienda metalmeccanica varrebbe altre centinaia di euro l'anno.

Poi arriva il fisco. Sui 21.100 euro lasciati in azienda, un'aliquota del 23 per cento, cioè l'estremo più favorevole della forbice citata da Il Fatto Quotidiano, lascerebbe circa 16.250 euro netti. Sui 24.100 euro del fondo, il 15 per cento dell'articolo 11 del decreto 252/2005 ne lascerebbe circa 20.500.

Nessuno può promettere che il 4,8 per cento si ripeta: l'ANSA, nell'aprile 2025, riportava che nel 2024 i fondi negoziali si erano fermati al 2,2 per cento, meno della rivalutazione del TFR di quell'anno. Il conto qui sopra è volutamente semplificato, perché ignora l'imposta annuale sui rendimenti, il 17 per cento sulla rivalutazione del TFR e il 20 per cento sui rendimenti del fondo. Ma il conto serve a far vedere dove sta la posta in gioco: non nella rivalutazione di un anno, bensì nel fisco e nel contributo aziendale, che sono strutturali.

Cosa fare adesso, in pratica

La previdenza complementare in Italia ha superato i 10 milioni di iscritti nel 2025, di cui 7,7 milioni lavoratori dipendenti, con un tasso di partecipazione del 39,9 per cento delle forze di lavoro e 757.000 nuove adesioni nell'anno, il valore più alto del decennio, secondo la relazione COVIP presentata il 10 giugno 2026. Anche così, sei italiani su dieci che lavorano non hanno una posizione aperta.

Tre cose da fare prima che scadano i tuoi 60 giorni. Chiedi all'ufficio del personale quale fondo negoziale prevede il CCNL che ti applicano e quale contributo mette l'azienda, perché la risposta cambia completamente il conto. Guarda quanti anni ti separano dalla pensione, visto che la riduzione dell'aliquota dal 15 al 9 per cento premia solo chi resta dentro a lungo. E chiediti se nei prossimi otto anni ti servirà liquidità, perché prima di quel termine dal fondo esci solo per spese sanitarie gravi.

Se decidi, il modulo si chiama TFR2 per chi sceglie la destinazione e TFR3 nelle nuove versioni per i neoassunti: si consegna all'ufficio del personale e va conservato in copia. Se non decidi, dopo 60 giorni hai deciso comunque, solo senza averci pensato.

Il TFR non è una voce secondaria della busta paga: è la parte di stipendio che non vedi e che continui a mettere da parte per tutta la carriera. Merita la stessa mezz'ora di attenzione che hai dedicato al tuo curriculum per arrivare fin qui.

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