Curriculum in inglese: come scriverlo davvero (CV, resume e modello)
Come scrivere un curriculum in inglese partendo da quello italiano: CV o resume, cosa togliere, personal statement, verbi d azione, falsi amici e ATS.
Laddro Team

Ti candidi per una posizione in una multinazionale a Milano, oppure punti a Dublino o Londra, e ti chiedono un CV in inglese. La tentazione è aprire il tuo curriculum italiano, passarlo al traduttore e allegarlo. È l'errore più comune, e si vede al primo colpo d'occhio. Un curriculum in inglese non è la traduzione di quello italiano: cambia la struttura, cambia cosa scrivi e cambia soprattutto cosa togli. Ecco come costruirne uno che un recruiter britannico o il team HR di un'azienda internazionale legga senza storcere il naso, con esempi concreti che puoi copiare e adattare.
CV, resume o curriculum vitae: come si chiama davvero
Prima di scrivere, decidi come chiamarlo, perché la parola sbagliata segnala subito che non conosci le convenzioni. Nel Regno Unito, in Irlanda e in gran parte d'Europa il documento standard per candidarsi si chiama semplicemente CV, e il termine resume quasi non si usa. Lo spiega Indeed UK nella sua guida "Resume vs. CV": negli Stati Uniti e in Canada invece il documento di tutti i giorni è il resume, mentre "CV" (curriculum vitae) è riservato al mondo accademico e alla ricerca, ed è più lungo.
Tradotto in pratica: se ti candidi a un'azienda con base in Italia, nel Regno Unito o in Irlanda, chiamalo CV. Usa la parola resume solo se stai scrivendo a un'azienda statunitense. E lascia perdere l'idea che il vecchio modello Europass in inglese vada bene ovunque: il portale italiano JobStep segnala che all'estero quel formato "viene considerato troppo dispersivo", e viene sostituito da un documento più asciutto e ritagliato sulla posizione.
Cosa devi togliere dal tuo CV italiano
Qui sta la differenza più grande, ed è quasi tutta in sottrazione. Il CV italiano è pieno di dati personali che nel mondo anglosassone non solo non servono, ma ti danneggiano. Il National Careers Service, il servizio di orientamento del governo britannico, è esplicito nella sua guida "How to write a CV": non devi includere la tua età, la data di nascita, se sei sposato o la tua nazionalità.
Vediamoli uno per uno.
La foto va tolta. Sul CV britannico e statunitense non si mette, perché occupa spazio utile ed espone il selezionatore a un rischio di discriminazione inconsapevole. Fa eccezione solo qualche professione legata all'immagine, come attori o modelli.
La data di nascita va tolta. Nei paesi anglosassoni le norme contro la discriminazione per età, come lo UK Equality Act 2010, spingono i datori di lavoro a non chiederla: metterla in bella vista lavora contro di te.
Stato civile e nazionalità vanno tolti. Sono esattamente i campi che il National Careers Service ti dice di omettere.
La clausola sulla privacy va tolta. Quel "Autorizzo il trattamento dei dati personali ai sensi del Reg. UE 2016/679" che chiudi in fondo al CV italiano è una convenzione tutta nostra. Su un CV pensato per il Regno Unito, gli Stati Uniti o un team internazionale non ha senso e occupa una riga preziosa. Tienila solo se un datore di lavoro italiano o il suo sistema di selezione la richiede espressamente.
Anche l'indirizzo completo è superfluo. Bastano città e Paese: "Milan, Italy" è sufficiente. Il National Careers Service, tra i dati di contatto, chiede nome, email professionale e telefono, non la via e il numero civico.
La struttura di un CV inglese, sezione per sezione
L'ordine, sempre seguendo il National Careers Service, è questo:
Contatti in alto: nome, email professionale, telefono e città. Niente foto, niente indirizzo completo.
Personal statement (o riepilogo professionale): poche righe che riassumono chi sei e cosa cerchi. Il National Careers Service lo chiama "introduction" e lo mette subito sotto i contatti.
Work experience: le esperienze in ordine cronologico inverso, dalla più recente. Concentrate sui risultati, non sull'elenco delle mansioni.
Education: titoli di studio, sempre dal più recente.
Skills: le competenze che l'annuncio richiede, riprese con le stesse parole.
References: una riga facoltativa, ne parliamo più avanti.
Il National Careers Service aggiunge una nota utile: se hai molta esperienza, puoi invertire e mettere il lavoro prima della formazione.
Il personal statement: tre o quattro righe che contano
È la prima cosa che leggono e spesso l'unica su cui decidono se andare avanti. Deve dire chi sei, il tuo punto di forza misurabile e il ruolo che cerchi. Tienilo corto: la guida britannica parla di poche righe, e le linee europee di poche frasi. Evita i vuoti a perdere tipo "looking for a challenging opportunity", che non dicono niente.
Un modello che puoi adattare:
Results-driven marketing specialist with five years' experience in B2B SaaS. Grew inbound leads by 40% and managed a €200K annual budget. Now looking for a digital marketing role in an international team based in Milan.
Nota due cose: c'è un numero concreto (40%, budget da 200K) e c'è un obiettivo preciso. È l'opposto del profilo generico che apre tanti CV italiani.
Esperienze: scrivi risultati, non mansioni
Questa è la trasformazione che fa la differenza. Il CV italiano tende a elencare compiti; quello inglese descrive risultati raggiunti, come nota anche la scuola di lingue MLA confrontando i due formati. La formula è semplice: verbo d'azione, contesto, risultato misurabile.
Guarda la differenza su un esempio di customer service:
Debole: Responsible for customer service and answering client emails.
Forte: Reduced customer complaint response time from 48 hours to 4 hours by redesigning the ticketing system.
E su un profilo commerciale:
Debole: Responsible for sales in the north-west area.
Forte: Increased quarterly sales by 27% by launching a new client outreach process across the north-west area.
Apri ogni punto con un verbo forte: increased, reduced, launched, managed, developed, secured. Evita di cominciare con "Responsible for" o "Duties included", che sono la spia del curriculum tradotto male. Se non hai numeri sottomano, cerca comunque un effetto concreto: quante persone hai formato, quanto tempo hai fatto risparmiare, quanti clienti hai gestito.
I falsi amici che ti tradiscono
Tradurre parola per parola è la trappola in cui cadono quasi tutti gli italiani. Alcune parole sembrano identiche ma vogliono dire altro, e sul CV fanno una figura pessima.
"Attualmente" non si dice "actually". Attualmente si traduce "currently"; "actually" in inglese significa "in realtà". Quindi non "Actually I work at", ma "Currently working at".
"Eventualmente" non è "eventually". Eventualmente vuol dire "se necessario, all'occorrenza"; "eventually" in inglese significa "alla fine".
"Stage" in inglese non esiste nel senso italiano. Il tirocinio si dice "internship", oppure "work placement" nell'inglese britannico. "Stage" per un inglese è un palco o una fase.
"Patente" non è "patent". La patente di guida è "driving licence". Scrivi "Full driving licence (Category B)", mai "patent B", che significherebbe brevetto.
Attento anche ai titoli di studio: "Ragioniere" e "Geometra" non hanno un equivalente diretto, meglio spiegarli. E per i titoli universitari usa gli standard internazionali: la laurea triennale è un "Bachelor's degree", la magistrale un "Master's degree". Infine le date: scrivi il mese per esteso, "March 2024", perché un americano legge "03/04/2024" come 4 marzo e un inglese come 3 aprile.
Superare i filtri automatici (ATS)
Molte aziende internazionali, e quasi tutte le multinazionali, fanno passare i CV attraverso un software di selezione, l'Applicant Tracking System, prima che un umano li legga. Le regole per non farti scartare da una macchina in inglese sono le stesse di sempre, applicate con più cura.
Usa intestazioni di sezione standard e prevedibili: "Work Experience", "Education", "Skills". Niente titoli creativi che il software non riconosce. Inserisci una sezione "Skills" con le parole chiave prese dall'annuncio: se cercano "project management", scrivi "project management", non un sinonimo. Evita tabelle, colonne, caselle di testo, icone e loghi, perché molti ATS non li leggono e rischiano di perdere pezzi del tuo CV. Non mettere i contatti dentro l'intestazione grafica del documento. Usa un font comune come Arial o Calibri e, quando puoi, salva in PDF o in .docx. Se scrivi un acronimo, aggiungi la forma estesa: "MBA (Master of Business Administration)".
References e lunghezza: gli ultimi dettagli
Sulle referenze, il National Careers Service è chiaro: non mettere i contatti dei tuoi referee sul CV, semmai scrivi che "references are available on request". Molte guide più recenti considerano perfino quella riga superflua, perché occupa spazio per dire l'ovvio. La soluzione pulita: prepara un foglio a parte con le referenze e portalo al colloquio, senza appesantire il CV.
Sulla lunghezza, la norma britannica sono due pagine A4, come indica il portale universitario Prospects; il resume statunitense, ricorda Indeed UK, punta a una sola pagina, salvo carriere molto lunghe. In tutti i casi vale la stessa logica che ripetono sia il National Careers Service sia le guide italiane: chi legge decide in pochi secondi, quindi ogni riga deve guadagnarsi il posto.
Un curriculum in inglese fatto bene non è più difficile di uno italiano, è solo diverso: meno dati personali, più risultati, parole giuste al posto delle traduzioni letterali. Con Laddro puoi partire da un modello già pensato per il formato internazionale e per gli ATS, compilarlo con l'editor guidato che ti fa le domande giuste sezione per sezione, e avere la tua versione inglese pronta senza ricominciare da capo davanti a una pagina bianca.