Foto e privacy nel curriculum: cosa mettere e cosa togliere
Foto sul CV, dati personali, codice fiscale e clausola privacy: cosa serve davvero in un curriculum italiano e cosa conviene togliere prima di inviarlo.
Laddro Team

Trovi l'annuncio giusto, apri il file del curriculum che usi da anni e in cima c'è ancora la foto ritagliata da una cena tra amici, il codice fiscale, lo stato civile e l'indirizzo di casa completo di scala e interno. In fondo, la solita riga sulla privacy copiata da un modello vecchio. Nessuna di queste informazioni ti aiuta a superare la prima selezione, e almeno un paio possono giocare contro di te. Vediamo cosa tenere davvero, cosa togliere e come si scrive oggi la clausola sul trattamento dei dati in un CV italiano.
La foto: nessun obbligo, ma in Italia resta una prassi
Nessuna norma italiana ti obbliga a mettere la foto. La guida "Come scrivere il Curriculum Vitae" di Cliclavoro, il portale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, elenca dati personali, esperienze, formazione e competenze, e non tratta la foto come un elemento necessario. Anche Openjobmetis, agenzia per il lavoro, scrive nella sua scheda dedicata che "in Italia la foto nel CV non è obbligatoria", pur riconoscendo che in alcuni settori può aiutare chi legge a ricordarti.
Nella pratica la scelta dipende da chi riceve il curriculum. Mettila se ti candidi a piccole aziende e realtà familiari, dove chi legge il CV è spesso anche chi ti assumerà, o se punti a ruoli a contatto con il pubblico: accoglienza, sala, vendita al banco, front office. Lasciala fuori se ti candidi a una multinazionale che filtra le candidature con un software di selezione, se scrivi a un'azienda del Regno Unito, dell'Irlanda o degli Stati Uniti, dove la prassi è opposta, e se l'unica immagine che hai a disposizione è un ritaglio di una foto di gruppo.
Se decidi di metterla, deve sembrare una foto da badge
Openjobmetis indica criteri molto concreti: "foto con sfondo neutro, abbigliamento sobrio e sorriso accennato", formato "tessera o poco più grande", collocata in alto a destra o a sinistra, evitando immagini "sgranate, sfocate o con filtri". Aggiunge una distinzione utile: per i ruoli creativi puoi permetterti più personalità, per quelli formali conviene un look classico.
Tradotto in pratica: luce frontale, muro chiaro, spalle nell'inquadratura, volto centrato, nessun occhiale da sole, nessun braccio di qualcun altro tagliato a metà. Se non hai niente di adatto, bastano pochi minuti davanti a una parete bianca con il telefono appoggiato su un mobile. Salva l'immagine dentro il PDF, non allegarla a parte.
I dati di contatto: un esempio prima e dopo
Qui si gioca la parte più importante, e quasi tutto sta nel togliere. Cliclavoro ricorda due cose che pesano: che "il CV non superi le due pagine" e che i selezionatori dedicano circa sei secondi al primo esame di ogni curriculum. Con quello spazio e quel tempo, ogni riga inutile in testa al documento è spazio rubato alle tue competenze.
Un'intestazione tipica come la vediamo spesso:
Mario Rossi · nato a Frosinone il 14/03/1991 · codice fiscale RSSMRA91C14D810X · residente in Via dei Tigli 42, scala B, interno 7, Ciampino (RM) · stato civile: coniugato, un figlio · patente B, automunito · tel. abitazione 06 000000, cellulare 333 0000000 · [email protected]
La stessa intestazione ripulita:
Mario Rossi · Addetto logistica e magazzino · Ciampino (Roma), disponibile su Roma sud e Castelli Romani · 333 000 0000 · [email protected] · linkedin.com/in/mariorossi
Cosa è cambiato e perché. La data di nascita esce, perché non serve a valutare il tuo profilo professionale: il Garante per la protezione dei dati personali, nel provvedimento del 21 luglio 2011 su una selezione del personale, chiede che le informazioni raccolte siano "indispensabili e non eccedenti" rispetto alla valutazione dell'attitudine professionale. Il codice fiscale esce: lo comunicherai quando serve davvero, cioè all'assunzione o in una domanda ufficiale come quelle sul portale inPA per i concorsi pubblici. L'indirizzo completo esce, ma la zona resta, perché a chi seleziona interessa capire se puoi raggiungere la sede. Stato civile e figli escono, e sul perché torniamo tra poco. La patente resta solo se il ruolo la richiede. Un solo numero di telefono, quello a cui rispondi. E un indirizzo email con nome e cognome, non un nickname del liceo.
Aggiungere il ruolo per cui ti candidi subito sotto il nome vale più di un elenco di dati anagrafici: chi legge capisce al primo colpo d'occhio per quale posizione ti sta valutando.
Codice fiscale, documenti e IBAN restano fuori dal CV
C'è una ragione di sicurezza, oltre a quella di spazio. Manpower Italia, in un articolo del 14 luglio 2026 dedicato alle finte offerte di lavoro, avverte che un'azienda seria "non ha mai bisogno del tuo numero di conto corrente, del codice fiscale completo o di una copia del documento d'identità prima di averti conosciuto". Tra i segnali di allarme elenca anche le richieste di dati personali o bancari prima di un colloquio, le selezioni condotte solo via chat e i domini email generici al posto di quelli aziendali.
Quindi: mai carta d'identità, mai IBAN, mai codice fiscale in un curriculum che pubblichi o invii a un contatto che non hai verificato. Se una presunta agenzia insiste, controlla che sia iscritta all'albo delle agenzie per il lavoro del Ministero e interrompi lo scambio. Le segnalazioni si fanno alla Polizia Postale, anche dal portale del Commissariato di PS online.
La clausola sulla privacy: cosa dice davvero la legge
Questa è la parte in cui girano più leggende. L'articolo 111-bis del Codice in materia di protezione dei dati personali, il D.Lgs. 196/2003 come modificato dal D.Lgs. 101/2018, dice due cose chiare: per i curriculum trasmessi spontaneamente dal candidato l'informativa prevista dall'articolo 13 del GDPR viene fornita "al momento del primo contatto utile successivo all'invio", e il consenso al trattamento dei dati presenti nel curriculum "non è dovuto" quando il trattamento serve alle finalità precontrattuali dell'articolo 6, paragrafo 1, lettera b) del Regolamento UE 2016/679.
Non è una novità recente. Già nel provvedimento del 10 gennaio 2002 sull'informativa negli annunci di lavoro il Garante spiegava che "il consenso è necessario solo per il trattamento delle informazioni di natura sensibile eventualmente contenute nei curricula", e suggeriva alle aziende di scrivere negli annunci l'invito a non indicare dati relativi a salute, convinzioni religiose e opinioni politiche.
Perché allora quasi tutti la scrivono? Perché la prassi è rimasta, e in parte la incoraggiano gli stessi operatori. La guida di Cliclavoro riporta ancora la formula da inserire e consiglia di firmarla, e Adecco Italia scrive che il consenso all'uso delle informazioni contenute nel CV "non è obbligatorio ma è fortemente consigliato" e va messo in fondo al curriculum. Molti gestionali di selezione, poi, cercano ancora quella riga.
La scelta pratica è semplice: una riga sola, in fondo, senza paragrafi legali. Per esempio:
Autorizzo il trattamento dei miei dati personali contenuti in questo curriculum ai sensi del Regolamento UE 2016/679 (GDPR) e del D.Lgs. 196/2003 come modificato dal D.Lgs. 101/2018.
Se mandi un PDF per email, la prassi corrente è chiudere con quella riga e il tuo nome in chiaro sotto, senza stampare, firmare a mano e scansionare. Una nota utile al contrario: quando ti candidi a un annuncio, guarda se l'annuncio contiene l'informativa privacy. Il Garante la chiede dal provvedimento del 2002 citato qui sopra, e la sua assenza dice qualcosa su come quell'azienda tratta i dati dei candidati.
Le informazioni che è meglio non scrivere mai
Alcune righe non solo sono inutili, ma riguardano ambiti su cui il datore di lavoro non può nemmeno indagare. L'articolo 8 dello Statuto dei lavoratori, la legge 300/1970, vieta al datore di lavoro di svolgere indagini, anche tramite terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore e su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell'attitudine professionale, sia in fase di assunzione sia durante il rapporto.
Se il tuo volontariato è un'esperienza gestionale vera, raccontala per quello che è. Invece di "tesoriere della sezione locale del partito", scrivi "responsabile della cassa e del rendiconto annuale di un'associazione di volontariato, con gestione dei rapporti con i fornitori". Il valore professionale resta, l'appartenenza esce.
Lo stato civile, i figli e la gravidanza restano fuori per la stessa logica. L'articolo 27 del Codice delle pari opportunità, il D.Lgs. 198/2006, vieta qualsiasi discriminazione nell'accesso al lavoro, compresi i criteri di selezione, anche attraverso il riferimento allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza. Non hai nessun obbligo di dichiarare queste cose e non c'è motivo di consegnarle a chi non dovrebbe chiederle. Lo stesso vale per la salute: il Garante, nel provvedimento del 2011 citato sopra, ha considerato "inconferenti" rispetto all'attitudine professionale le informazioni su vita intima, abitudini personali e condizioni di salute. L'unica eccezione ragionevole è quando ti candidi a una posizione riservata alle categorie protette tramite il collocamento mirato della legge 68/1999: in quel caso l'iscrizione agli elenchi è parte dei requisiti e la indichi seguendo le istruzioni dell'annuncio.
Se pubblichi il CV su un portale, tieni una versione leggera
Cliclavoro spiega che registrandoti sul portale il tuo curriculum diventa consultabile dai datori di lavoro che cercano personale. È utile, ma cambia lo scenario: un CV pubblicato non lo stai mandando a una persona, lo stai lasciando in una banca dati.
Per le versioni pubbliche, su Cliclavoro come su LinkedIn, Indeed o i portali delle agenzie, tieni una copia ridotta: nome, città, ruolo, esperienze, competenze, contatti. Fuori il codice fiscale, fuori l'indirizzo di casa, fuori la data di nascita e, se non ti serve, fuori anche la foto. La versione completa la mandi via email quando hai un interlocutore con nome e cognome.
Un promemoria arrivato dal mercato: InfoJobs Italia ha chiuso i servizi il 31 dicembre 2025 e dal primo gennaio 2026 gli account non sono più accessibili, come annunciato dalla piattaforma nella pagina di assistenza sulla chiusura. Quando un portale chiude, i dati che gli hai affidato seguono le sue regole, non le tue. Di tanto in tanto vale la pena fare il giro dei profili vecchi e cancellare quelli che non usi più.
La checklist dei due minuti prima di inviare
- La foto, se c'è, ha sfondo neutro, formato tessera e non pesa sul file.
- In testa ci sono nome, ruolo, città con area di spostamento, un telefono, una email con nome e cognome.
- Non ci sono data di nascita, codice fiscale, indirizzo completo, stato civile, figli.
- Non ci sono riferimenti a partiti, sindacati, confessioni religiose o salute.
- In fondo c'è una riga sola sul trattamento dei dati, con il tuo nome sotto.
- Il file si chiama con nome, cognome e ruolo, non "cv_definitivo_3.pdf".
- La versione pubblicata sui portali è più leggera di quella che invii per email.
Un curriculum italiano ripulito di tutto questo non diventa freddo, diventa leggibile. Le due pagine che Cliclavoro consiglia bastano, se le usi per raccontare cosa hai fatto e con quali risultati invece di ripetere i dati che stanno già sulla tua carta d'identità.